Il costo della velocità: come calcolare il ritorno economico di un progetto di Web Performance

Dal tasso di conversione per fascia di velocità al margine, dagli scenari ai costi di manutenzione: un metodo onesto per stimare il ritorno di un progetto di prestazioni e presentarlo a chi decide.

Un tachimetro nella zona verde accanto a un grafico a barre crescente con una freccia verso il simbolo dell’euro

Chi lavora sulle prestazioni di un sito prima o poi si trova davanti alla stessa domanda, posta da un direttore, da un responsabile marketing o da un cliente: quanto ci costa, e quanto ci rende? È una domanda legittima. Un progetto di Web Performance richiede ore di sviluppo, a volte un cambio di hosting o di tema, strumenti di monitoraggio, attenzione continua nel tempo. Rispondere con «migliora le Core Web Vitals» o «il punteggio di PageSpeed passa da 40 a 90» non basta: chi decide ragiona in fatturato, margini e tempi di rientro.

In questo articolo proponiamo un metodo per stimare il ritorno economico di un progetto di prestazioni in modo onesto: partendo dai dati del sito, con ipotesi prudenti e dichiarate, distinguendo ciò che si può misurare da ciò che resta una stima. È lo stesso ragionamento che applichiamo quando presentiamo un intervento, e che rende la conversazione con chi decide molto più semplice.

Cosa dicono gli studi

Il legame tra velocità e risultati economici è stato documentato molte volte. Lo studio «Milliseconds Make Millions», realizzato da Deloitte con Google nel 2020, ha osservato che un miglioramento di un decimo di secondo nei tempi di caricamento da mobile si associava, nel retail, a un aumento delle conversioni di circa l’8%, e a effetti simili nel settore dei viaggi. Diversi casi pubblicati da Google raccontano aziende che, dopo aver migliorato l’LCP o l’INP, hanno registrato aumenti delle vendite o dei contatti in test controllati. E ricerche sul comportamento degli utenti mostrano che la probabilità di abbandono cresce rapidamente quando il caricamento da mobile passa da uno a tre secondi.

Questi dati sono utili per dare un ordine di grandezza e per convincere che il tema merita attenzione, ma non vanno trasferiti meccanicamente al proprio sito. Settori, pubblici, dispositivi e punti di partenza sono diversi, e un sito già veloce non otterrà gli stessi risultati di uno molto lento. Il ritorno di un progetto si stima meglio con i dati del sito stesso.

Partire dai propri dati

Il punto di partenza più solido è osservare come si comportano gli utenti del sito a velocità diverse. Con un sistema di Real User Monitoring collegato agli analytics, o anche solo con i dati di velocità di alcune piattaforme di analisi, si possono dividere le sessioni per fascia di LCP o di INP e confrontare il tasso di conversione di ciascuna fascia, sullo stesso modello di pagina e sullo stesso tipo di dispositivo.

Grafico illustrativo del tasso di conversione per fascia di LCP sulle sessioni da mobile delle schede prodotto negli ultimi 90 giorni: 2,6 per cento sotto 1,5 secondi, 2,1 per cento tra 1,5 e 2,5, 1,6 per cento tra 2,5 e 4 e 1,1 per cento oltre 4 secondi
La differenza tra le fasce indica il potenziale, ma va letta con prudenza.

Un grafico come questo mostra quasi sempre la stessa tendenza: le sessioni più veloci convertono di più. Ma attenzione a non attribuire tutta la differenza alla velocità. Le sessioni lente includono più spesso dispositivi economici, reti peggiori, utenti in movimento, cioè gruppi che potrebbero convertire meno anche con un sito istantaneo. La differenza tra le fasce è un limite superiore del beneficio possibile, non una previsione. Per questo, nel modello, conviene usare solo una frazione di quella differenza.

Il modello di stima

Per un sito di commercio elettronico il modello più semplice è quello del fatturato: sessioni per tasso di conversione per valore medio dell’ordine. Un progetto di prestazioni agisce soprattutto sul tasso di conversione, e in misura minore sulle sessioni, per esempio riducendo gli abbandoni prima del caricamento completo. Il passaggio chiave è scegliere un miglioramento plausibile del tasso di conversione.

Esempio di calcolo: 50.000 sessioni mensili per un tasso di conversione che passa da 1,80 a 1,89 per cento per un valore medio dell’ordine di 80 euro portano il fatturato mensile da 72.000 a 75.600 euro; il maggior fatturato annuo è di 43.200 euro, che con un margine lordo del 35 per cento diventano 15.120 euro; sottratto il costo del progetto di 9.000 euro, il ritorno nel primo anno è del 68 per cento con rientro in 7 mesi
Un aumento relativo del 5% del tasso di conversione, valutato sul margine e non sul fatturato.

Nell’esempio, un negozio con 50.000 sessioni al mese, un tasso di conversione dell’1,80% e un valore medio dell’ordine di 80 euro fattura 72.000 euro al mese. Ipotizziamo un aumento relativo del 5% del tasso di conversione, che passa all’1,89%: un valore prudente rispetto sia agli studi pubblicati sia alla differenza osservata tra le fasce di velocità. Il fatturato mensile sale a 75.600 euro, con un maggior fatturato annuo di 43.200 euro.

Un errore frequente è confrontare il costo del progetto con il fatturato aggiuntivo. Il confronto corretto è con il margine: applicando un margine lordo del 35%, il beneficio annuo è di circa 15.000 euro. Con un costo del progetto di 9.000 euro, il ritorno nel primo anno è di circa il 68%, e l’investimento rientra in circa sette mesi. Negli anni successivi, al netto della manutenzione, il beneficio continua.

Tre scenari invece di un numero

Un’unica cifra dà un’impressione di precisione che la stima non ha. È più onesto, e più convincente, presentare tre scenari: uno prudente, con un aumento del tasso di conversione del 2 o 3%; uno probabile, intorno al 5%; uno ottimistico, vicino alla differenza osservata tra le fasce di velocità. Se il progetto si ripaga già nello scenario prudente, la decisione diventa semplice. Se si ripaga solo in quello ottimistico, conviene ridurne il perimetro, partendo dagli interventi con il miglior rapporto tra costo e beneficio.

I benefici che non passano dalle conversioni

Il fatturato non è l’unica voce. Altri benefici sono spesso più facili da quantificare, e possono da soli giustificare un progetto.

  • Pubblicità a pagamento. Nelle campagne di ricerca, l’esperienza sulla pagina di destinazione contribuisce al punteggio di qualità, che influisce sul costo per clic. Pagine più veloci possono ridurre il costo di acquisizione, e ogni visitatore pagato che abbandona prima del caricamento è budget sprecato.
  • Traffico organico. Come spiegato nell’articolo su Core Web Vitals e SEO, l’effetto diretto sul posizionamento è limitato, ma quello sul valore di ogni visita organica è concreto.
  • Infrastruttura. Pagine più leggere e una cache efficiente riducono banda, risorse del server e, in alcuni casi, il costo dell’hosting o della CDN. Un sito che regge i picchi senza aumentare le risorse evita spese e interruzioni.
  • Produttività interna. Una bacheca di amministrazione più rapida fa risparmiare tempo ogni giorno a chi gestisce contenuti, ordini e clienti. Moltiplicato per le persone e per i giorni lavorativi, è un costo spesso sottovalutato.

Per i siti che non vendono online il ragionamento è lo stesso, con metriche diverse: contatti generati, richieste di preventivo, iscrizioni, pagine viste per sessione in un sito editoriale che vive di pubblicità. Ciò che conta è collegare la velocità a un indicatore che l’organizzazione già misura e a cui sa attribuire un valore.

Un esempio per un sito di contatti

Consideriamo un’azienda di servizi che non vende online ma raccoglie richieste di preventivo: 20.000 sessioni al mese, un tasso di conversione in contatto del 2%, cioè 400 richieste, di cui il 10% diventa un cliente con un valore medio del primo anno di 3.000 euro. Il valore mensile generato dal sito è quindi di 120.000 euro di contratti. Un aumento relativo prudente del 4% del tasso di contatto porta a 16 richieste in più al mese, circa 1,6 nuovi clienti, e a quasi 58.000 euro di contratti in più in un anno.

Anche qui il confronto va fatto sul margine dei contratti e non sul loro valore, e con tutti i costi del progetto. Ma l’esempio mostra un aspetto importante: nei siti di contatti, dove il valore di ogni conversione è alto, anche miglioramenti percentuali piccoli possono giustificare investimenti significativi. E spesso le pagine più importanti, come quelle dei servizi e il modulo di contatto, sono poche, per cui l’intervento può essere mirato e contenuto.

Gli errori più comuni nelle stime

Il primo errore è applicare al proprio sito i risultati di uno studio esterno senza adattarli: un aumento dell’8% osservato in media su molti siti non è una promessa. Il secondo è attribuire alla velocità tutta la differenza tra sessioni veloci e lente, ignorando che sono popolazioni diverse. Il terzo è ragionare sul fatturato invece che sul margine, gonfiando il ritorno di tre o quattro volte. Il quarto è dimenticare che il miglioramento riguarda solo le sessioni che erano lente: se il 70% delle visite è già nello stato buono, l’effetto si applica al restante 30%.

L’ultimo errore è opposto: rinunciare a stimare perché la stima è incerta. Una stima prudente, con ipotesi dichiarate e scenari, è sempre più utile di nessuna stima, perché permette di confrontare il progetto con le altre possibili destinazioni dello stesso budget, dalla pubblicità ai nuovi contenuti.

I costi, tutti

Una stima del ritorno è credibile solo se anche i costi sono completi. Oltre allo sviluppo iniziale vanno considerati gli strumenti di monitoraggio, l’eventuale differenza di costo dell’hosting, il tempo interno per test e approvazioni e, soprattutto, la manutenzione. Le prestazioni tendono a peggiorare nel tempo, a ogni nuovo plugin, script di marketing o sezione della home: senza una verifica periodica, parte del beneficio si perde nel giro di qualche mese. Prevedere fin dall’inizio un budget di mantenimento rende la stima più realistica e il risultato più duraturo.

Misurare il risultato

Dopo l’intervento, la stima va confrontata con la realtà. Il metodo più rigoroso è un test A/B, in cui una parte degli utenti riceve la versione ottimizzata e una parte quella originale: è l’unico modo per isolare l’effetto della velocità da tutto il resto. Quando non è praticabile, un confronto prima e dopo è accettabile a patto di tenere conto della stagionalità, confrontando per esempio con lo stesso periodo dell’anno precedente, e di altri cambiamenti avvenuti nello stesso periodo, come campagne, prezzi o assortimento.

Un indicatore utile e meno esposto ai fattori esterni è il tasso di conversione per fascia di velocità, lo stesso grafico usato per la stima: se l’intervento ha funzionato, le sessioni si spostano verso le fasce veloci e il tasso complessivo si avvicina a quello di quelle fasce. Documentare i risultati, anche quando sono inferiori alle attese, rende più semplice la decisione sul progetto successivo.

Presentare i numeri a chi decide

La presentazione conta quanto il calcolo. Poche regole aiutano. Parlare in euro e in mesi di rientro, non in millisecondi e punteggi. Mostrare i dati del sito prima di quelli degli studi esterni. Dichiarare le ipotesi e presentare gli scenari, invece di un numero unico. Distinguere ciò che si può misurare, come costi e metriche tecniche, da ciò che resta una stima, come l’aumento delle conversioni. E proporre un percorso a fasi, con un primo intervento limitato e misurabile, che trasforma una scommessa in una serie di decisioni verificabili.

Un ultimo consiglio riguarda il linguaggio comune. Le metriche tecniche vanno tradotte in esperienze che chiunque in azienda riconosce: «la scheda prodotto da smartphone compare dopo quattro secondi», «il pulsante di aggiunta al carrello risponde con mezzo secondo di ritardo», «la pagina si sposta mentre il cliente sta per toccare il pulsante». Accompagnare i numeri con un breve video del sito caricato su una connessione mobile reale vale spesso più di qualsiasi grafico: rende evidente il problema a chi non ha mai sentito parlare di LCP, e prepara il terreno per discutere del valore economico della soluzione.

In sintesi

Il ritorno economico di un progetto di Web Performance si può stimare in modo serio: partendo dal tasso di conversione per fascia di velocità del proprio sito, scegliendo un miglioramento prudente, applicandolo al modello di fatturato e confrontando il risultato con il margine, non con il fatturato, e con tutti i costi, compresa la manutenzione. Tre scenari invece di un numero, benefici aggiuntivi su pubblicità, infrastruttura e produttività, e una verifica rigorosa dopo l’intervento completano il quadro.

Gli studi pubblicati dicono che la velocità conta; i dati del sito dicono quanto conta per quel sito. Tradurre millisecondi in euro, con onestà sulle ipotesi, è ciò che trasforma le prestazioni da tema tecnico a decisione di business, come abbiamo sostenuto fin dall’articolo su cosa sono le Web Performance.

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