Chi si occupa di un sito prima o poi li prova tutti: Pingdom, GTmetrix, WebPageTest e PageSpeed Insights. Inserisce lo stesso indirizzo in quattro strumenti e ottiene quattro verdetti diversi: un tempo di caricamento di un secondo, un voto “A”, una waterfall lunghissima, un punteggio arancione. Nessuno di questi strumenti è sbagliato, ma rispondono a domande diverse, in condizioni diverse e con metriche diverse. Scegliere quello giusto, e sapere quale considerare il riferimento, fa la differenza tra un’analisi utile e una collezione di numeri che non si possono confrontare.
In questo articolo vediamo che cosa sono, che cosa misurano, come si differenziano e quale combinazione rappresenta oggi lo standard di settore per chi lavora seriamente sulle Web Performance.
Due modi di misurare: tempo di caricamento ed esperienza
Prima degli strumenti, una distinzione essenziale. Per anni la velocità di un sito è stata espressa con un solo numero: il tempo di caricamento completo, cioè il momento in cui il browser ha scaricato tutte le risorse della pagina, insieme al suo peso e al numero di richieste. Sono indicatori tecnici utili, ma dicono poco su ciò che percepisce l’utente: una pagina può mostrare il contenuto principale in un secondo e continuare a caricare script di terze parti per altri cinque, oppure restare bianca a lungo e completare tutto subito dopo.
Le metriche moderne sono invece centrate sull’utente: quando compare il contenuto principale (LCP), quanto rapidamente la pagina risponde alle interazioni (INP) e quanto resta stabile (CLS). Sono i Core Web Vitals, che Google valuta sui dati degli utenti reali. Gli strumenti di cui parliamo si collocano in punti diversi tra questi due mondi, e questo spiega buona parte delle loro differenze.
Pingdom
Pingdom è nato come servizio di monitoraggio della disponibilità: controlla a intervalli regolari che un sito risponda e avvisa quando non lo fa. Oggi fa parte dell’offerta di SolarWinds e comprende anche il monitoraggio degli utenti reali e dei percorsi transazionali. Lo strumento gratuito più noto, però, è il suo test di velocità: si sceglie una località tra quelle disponibili in Europa, America, Asia e Oceania, si inserisce l’indirizzo e si ottiene un report.
Il test di velocità si concentra sulle metriche tradizionali: tempo di caricamento, peso della pagina, numero di richieste, suddivisione per tipo di contenuto e per dominio, una waterfall delle risorse e un voto basato su regole di buona pratica come compressione e cache. È chiaro e immediato, ed è utile per capire quante risorse carica una pagina e da dove arrivano. Non è invece lo strumento adatto per valutare l’esperienza percepita o i Core Web Vitals: il suo tempo di caricamento misura quando la pagina ha finito di scaricare tutto, non quando è diventata utile.
GTmetrix
GTmetrix è un servizio canadese nato per rendere accessibili i report di performance. Dal 2020 si basa su Lighthouse: il suo “GTmetrix Grade” combina il punteggio Performance di Lighthouse con un punteggio di struttura proprio, e il report mostra LCP, Total Blocking Time, CLS, una waterfall dettagliata, il video del caricamento e una storia dei test per ogni URL.
Il punto da conoscere sono le impostazioni predefinite. Con l’account gratuito il test parte, salvo modifiche, da una località in Canada, con un browser desktop e una connessione non limitata. Per un sito italiano visitato soprattutto da smartphone è uno scenario molto favorevole: la latenza transatlantica peggiora il TTFB, ma l’assenza di limiti sulla rete e la potenza del desktop migliorano tutto il resto. I piani a pagamento permettono di scegliere località, dispositivi mobili e profili di connessione, e aggiungono il monitoraggio periodico. GTmetrix produce report chiari e facili da condividere, ma il suo voto va letto sapendo in quali condizioni è stato ottenuto.
WebPageTest
WebPageTest è lo strumento di riferimento degli specialisti. Nato nel 2008 come progetto open source e oggi gestito da Catchpoint, esegue i test con browser reali da decine di località nel mondo, anche su dispositivi mobili, applicando limiti di rete a livello di pacchetto che riproducono in modo realistico latenza e banda di una connessione mobile.
La sua forza è la profondità. Esegue più caricamenti e ne indica la mediana, distingue la prima visita da quella successiva con la cache già piena, mostra la waterfall completa con i tempi di DNS, connessione e TLS di ogni richiesta, la vista delle connessioni, il filmstrip e il video del caricamento, la cronologia del thread principale e le Core Web Vitals con l’indicazione dell’elemento responsabile. Permette inoltre di scrivere script di navigazione, bloccare singoli domini per misurare il peso delle terze parti e confrontare più test fianco a fianco. Richiede più competenza per essere interpretato, ma è lo strumento che spiega davvero come si carica una pagina.
PageSpeed Insights
PageSpeed Insights è il servizio di Google che unisce due cose: un’analisi di laboratorio eseguita con Lighthouse sui server di Google, con profilo mobile o desktop, e i dati reali degli utenti Chrome raccolti dal Chrome UX Report negli ultimi 28 giorni, per l’URL e per l’intera origine. Delle quattro, è l’unica che mostra direttamente la valutazione dei Core Web Vitals sui dati di campo, cioè sugli stessi dati che Google usa come segnale di esperienza della pagina.
La parte di laboratorio è più essenziale rispetto a WebPageTest e non permette di scegliere località o condizioni, ma il suo profilo mobile, con uno smartphone di fascia media e una connessione 4G lenta simulati, è volutamente severo. Abbiamo approfondito le differenze tra PageSpeed Insights e Lighthouse in un articolo dedicato.
Il confronto in una tabella
| Pingdom | GTmetrix | WebPageTest | PageSpeed Insights | |
|---|---|---|---|---|
| Tipo di dato | Laboratorio | Laboratorio | Laboratorio | Laboratorio e campo |
| Motore | Proprio | Lighthouse | Proprio, browser reali | Lighthouse e CrUX |
| Metriche principali | Tempo di caricamento, peso, richieste | Grade, LCP, TBT, CLS | Core Web Vitals, waterfall, filmstrip | Core Web Vitals reali, punteggio Lighthouse |
| Località | Poche, a scelta | Una nel piano gratuito | Decine, a scelta | Server di Google |
| Dispositivo e rete | Desktop | Desktop senza limiti di rete, di base | Desktop e mobile, rete configurabile | Mobile o desktop simulati |
| Uso tipico | Controllo rapido, disponibilità | Report condivisibili | Diagnosi approfondita | Valutazione di Google, dati reali |
Perché danno risultati così diversi
Le differenze non sono un difetto di uno strumento rispetto agli altri: dipendono da quattro variabili che cambiano completamente la misura.
- La località. Un test da Vancouver verso un server a Milano aggiunge oltre cento millisecondi di latenza a ogni scambio di rete, e pesa soprattutto sul TTFB. Un test da Francoforte ne aggiunge pochi.
- Il dispositivo e la rete. Un desktop con connessione non limitata nasconde quasi ogni problema di JavaScript e di peso delle immagini; uno smartphone di fascia media su 4G lento li rende evidenti.
- La metrica. Il tempo di caricamento completo di Pingdom, il Largest Contentful Paint di WebPageTest e il punteggio di Lighthouse misurano cose diverse, anche quando sono espressi tutti in secondi.
- Il voto. Il grade di Pingdom, quello di GTmetrix e il punteggio di PageSpeed Insights sono calcolati con formule diverse. Confrontarli è come confrontare voti di scuole diverse.
A queste si aggiunge un fattore meno innocente. Alcuni strumenti di test sono riconoscibili dallo User-Agent o dall’indirizzo IP, e certe configurazioni servono loro una pagina diversa da quella degli utenti: è quello che abbiamo documentato nel caso di LiteSpeed Cache, che include esplicitamente Pingdom, GTmetrix e i servizi di Google nelle proprie liste. Un risultato di laboratorio eccellente che non trova riscontro nei dati reali va sempre verificato.
Qual è lo standard di settore
Se la domanda è quale strumento considerare il riferimento, la risposta ha due parti, perché due sono le domande che contano.
Per valutare l’esperienza, il riferimento sono i dati reali del Chrome UX Report, consultabili in PageSpeed Insights e, per l’intero sito, nel rapporto Core Web Vitals di Search Console. Non perché Google sia infallibile, ma perché sono i dati raccolti dai browser di utenti veri e sono quelli che Google stesso utilizza. Nessun punteggio di laboratorio, di nessuno strumento, sostituisce questa valutazione.
Per diagnosticare, gli standard sono Lighthouse e WebPageTest. Lighthouse, attraverso PageSpeed Insights, i DevTools di Chrome o le pipeline di integrazione continua, è il linguaggio comune: le sue metriche e i suoi audit sono quelli che sviluppatori, agenzie e clienti conoscono. WebPageTest è lo strumento professionale per le analisi approfondite, quando serve capire esattamente che cosa succede sulla rete e nel browser, da una località precisa e su un dispositivo realistico.
GTmetrix e Pingdom hanno il loro spazio: il primo per report rapidi e condivisibili, a patto di impostare località e dispositivo coerenti con il proprio pubblico; il secondo soprattutto per il monitoraggio della disponibilità e per una visione immediata di peso e richieste. Nessuno dei due, da solo, dovrebbe guidare decisioni sulle Core Web Vitals.
Quale usare, domanda per domanda
- “Il mio sito supera i Core Web Vitals?” PageSpeed Insights, sezione dei dati reali, e Search Console.
- “Perché l’LCP è lento su mobile?” WebPageTest da una località vicina al pubblico, con profilo mobile e più esecuzioni; in alternativa Lighthouse nei DevTools.
- “Quanto pesano gli script di terze parti?” WebPageTest, confrontando il test normale con uno in cui i domini esterni sono bloccati.
- “Il rilascio di oggi ha peggiorato qualcosa?” Lighthouse in una pipeline di integrazione continua, con soglie di prestazione definite.
- “Come sta andando nel tempo?” Dati reali di CrUX e un monitoraggio sintetico periodico sempre con la stessa configurazione, sia esso GTmetrix, WebPageTest o l’API di PageSpeed Insights.
- “Il sito è raggiungibile?” Un servizio di monitoraggio della disponibilità come Pingdom.
Gli errori da evitare
- Testare da una località lontana dal pubblico. Un sito per il mercato italiano va misurato dall’Europa, preferibilmente vicino al datacenter e agli utenti.
- Accontentarsi del profilo desktop. Se la maggior parte delle visite arriva da smartphone, un test desktop su rete veloce racconta il sito migliore possibile, non quello reale.
- Confrontare voti di strumenti diversi. Un “A” di GTmetrix e un 70 di PageSpeed Insights non si contraddicono: misurano cose diverse in condizioni diverse.
- Usare il tempo di caricamento come obiettivo. Ridurre il tempo di caricamento completo non migliora necessariamente ciò che l’utente percepisce; le decisioni vanno prese sulle metriche centrate sull’utente.
- Affidarsi a un solo test. Ogni misura di laboratorio ha una variabilità naturale: più esecuzioni e la mediana, sempre con la stessa configurazione, sono il minimo per un confronto serio.
Il nostro metodo
Nel lavoro quotidiano usiamo questi strumenti in sequenza. Partiamo dai dati reali di CrUX, in PageSpeed Insights e Search Console, per capire quali pagine e quali metriche sono critiche e per quale tipo di dispositivo. Passiamo poi al laboratorio: WebPageTest dall’Europa con profilo mobile per la diagnosi di rete e di caricamento, Lighthouse nei DevTools per il thread principale e il JavaScript. Dopo ogni intervento verifichiamo in laboratorio che non ci siano regressioni e, nelle settimane successive, che i dati reali confermino il risultato, tenendo conto della finestra di 28 giorni.
In ogni report indichiamo lo strumento, la località, il dispositivo, il profilo di rete e il numero di esecuzioni di ciascun valore. È l’unico modo per rendere confrontabili misure prese in momenti diversi e per evitare che la discussione si sposti dal sito al termometro.
In sintesi
Pingdom misura soprattutto tempo di caricamento, peso e richieste, ed è nato per il monitoraggio della disponibilità. GTmetrix offre report chiari basati su Lighthouse, ma con impostazioni predefinite molto favorevoli. WebPageTest è lo strumento più completo per la diagnosi, con browser reali, località e reti configurabili. PageSpeed Insights è l’unico che mostra i dati reali su cui Google valuta i Core Web Vitals, accanto a un’analisi Lighthouse con profilo mobile severo.
Lo standard consigliato non è un singolo strumento, ma una combinazione: i dati reali di CrUX per sapere come stanno andando gli utenti, Lighthouse e WebPageTest per capire perché e per verificare ogni intervento. Tutto il resto è utile solo se si sa esattamente quale domanda si sta facendo, e in quali condizioni.